Palazzo Cozza Caposavi
Con oltre cinque secoli di storia, Palazzo Cozza
Caposavi è la più grande collezione d’arte
privata aperta al pubblico della provincia
di Viterbo.

Storica residenza dei conti Cozza-Caposavi di Bolsena,
questo palazzo è stato nei secoli tappa obbligata per chi,
sulla via Francigena, attraversava la regione Etrusca
della Tuscia.
Edificato intorno al 1561 per volere del cardinale Tiberio Crispo, governatore pontificio e figlio di Silvia Ruffini, concubina di papa Paolo III, il palazzo passò in seguito alle famiglie Cozza e Caposavi, che nel Settecento si unirono in matrimonio, riunificando l’edificio nella forma originaria.
Nei secoli successivi la dimora mantenne una funzione gestionale e agricola, più che residenziale, preservando così arredi, decorazioni e pavimenti originali. All’interno si conserva una biblioteca di oltre diecimila volumi, con prime edizioni autografate di Verga e D’Annunzio, testi di viaggio, opere d’araldica e il primo vocabolario della lingua italiana.
Bolsena, crocevia tra Toscana e Lazio e tappa della Via Francigena, accolse nei secoli famiglie reali e illustri viaggiatori: Stendhal, Verga, Marconi, Fellini, e due papi. Con l’apertura dell’Autostrada del Sole, la città perse parte di questo ruolo di passaggio, ma non il suo fascino. Negli anni Settanta, il palazzo divenne scenario d’incontri artistici: Plinio De Martiis, Cy Twombly, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Balthus trovarono ispirazione tra le sue mura e nei dintorni del lago. Twombly, proprio qui, realizzò la celebre serie Bolsena.






