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Rione San Giovanni: Porta Fiorentina e Chiesina dell’Arcale

San Giovanni, il rione più piccolo del centro
storico, ha nella piazza il suo cuore e nel
secolare Palazzo del Drago il suo simbolo.

Rione San Giovanni: Porta Fiorentina e Chiesina dell’Arcale

Due luoghi simbolo raccontano la storia di Bolsena: la Chiesina
dell’Arcale, legata a leggende di devozione e antiche famiglie
nobiliari, e l’Arco di Porta Fiorentina, monumentale accesso
cittadino voluto dal cardinale Tiberio Crispo nel XVI sec.

La Chiesina “dell’Arcale” venne edificata nel 1454 da un nobile cavaliere della Fam. del Gatto, antica stirpe viterbese. 
Andrea Adami, storico bolsenese del XVIII sec., afferma che il nome Famiglia del Gatto derivi dall’animale fidato del beato Guido da Bolsena dal quale sembra discendere la stirpe. Si narra infatti che l’uomo avesse un felino così legato a lui che fosse lo stesso animale a procacciare il cibo al suo padrone. Quando il Beato guido morì, il gatto si lasciò andare con lui. Da qui il nome Fam. del Gatto e la designazione iniziale di “Chiesa della Madonna del Gatto”.

Nel corso del tempo, l’edificio è stato anche conosciuto con il nome “Chiesa della Madonna della Stella” per via di un dipinto, al suo interno, in cui la Madonna era stata raffigurata con un mantello stellato.  
La Chiesina, come riportato dallo storico Valerio Cozza, è anche nota come Madonna dell’Arcale, legando il nome agli archi che contraddistinguevano le terme romane situate nelle sue vicinanze e fu riedificata dal Cav. Ottavio Luigi nel 1783.   
Appartenente poi alla Fam. Mazziotti, è stata donata nel 2023 alla Comunità di Bolsena.

La porta cittadina, collocata sulla direttrice principale all’uscita del Borgo, in direzione nord e per questo detta anche “Porta Fiorentina”, fu commissionata dal cardinale Tiberio Crispo, governatore di Bolsena, in concomitanza con gli interventi urbanistici da lui promossi nel 1556, per i quali aveva intrapreso espropri e demolizioni di alcune case del borgo per la realizzazione di un rettifilo collegato alla opposta porta urbana verso Viterbo, realizzata successivamente, tra il 1578 e il 1598, su progetto di Ippolito Scalza.
La costruzione della porta di S. Giovanni fu iniziata a partire dal 1559, come recita l’iscrizione ed essendovi utilizzata la pietra rossa della cava di Poggio Restaldo, sottratta in quell’anno dal governatore a una fornitura destinata alle opere pubbliche. Il disegno della porta è a semplice bugnato con attico soprastante, e presenta dei punti di contatto col portale, attribuito a Simone Mosca, del palazzo che Crispo aveva fatto costruire su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane a Orvieto, oggi Palazzo Marsciano; è dunque probabile che la porta bolsenese sia stata realizzata a partire da un disegno del Mosca, attivo nel palazzo del cardinale tra il 1540 e il 1544.

Nell’attico del portale campeggia, tra gli stemmi di Tiberio Crispo, partito ai gigli farnesiani e all’unicorno che si abbevera con stella, a sinistra, e quello di Bolsena a destra, l’iscrizione: “Il cardinale Tiberio Crispo questa porta e la via dalla regione ornata con il tempietto / per la comodità e il decoro dei Bolsenesi / ordinò di realizzare / nell’anno del Signore 1559”. Il testo allude dunque agli interventi urbanistici voluti da Crispo tra i quali vi era la costruzione a bordo lago, sulla direttrice rettificata della via Cassia, di un tempietto di forma rotonda con quattro scale ai lati disposte in maniera cruciforme; essa fu iniziata nel 1558 e l’anno successivo si hanno notizie di pagamenti per i materiali da costruzione, ma non fu mai terminata: ne resta memoria nella toponomastica del luogo, ancor oggi detto, appunto, “il Tempietto”.

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