Rione Santa Cristina
Il rione di Santa Cristina a Bolsena è
il quartiere più antico e centrale della città,
noto per essere il fulcro della vita religiosa e
storica di Bolsena.

Prende il nome dall'omonima Basilica, luogo del miracolo
eucaristico del 1263 e sepoltura della martire. Il rione include
le catacombe, la basilica, la casa del miracolo e una vasta area
abitativa, rendendolo il più esteso e popoloso della città.
La Grotta di Santa Cristina di Bolsena custodisce la memoria più antica del culto della santa. Appena usciti dal vestibolo e alzando lo sguardo verso il grande arcone, si distingue un affresco del XIII secolo, riemerso nel 1963: vi si intravedono un Cristo giudice, due angeli che sorreggono la mandorla luminosa e, accanto, un vescovo santo e una santa incoronata, probabilmente Cristina stessa.
La basilica ipogea, ricavata dalle antiche catacombe paleocristiane, è da sempre considerata il luogo dove la martire fu sepolta. Fu costruita scavando la roccia vulcanica della collina e smantellando parte della necropoli. Nel 1880 gli scavi sotto l’altare del Quattrocento portarono alla luce un grande sarcofago medievale in pietra lavica, al cui interno era conservata un’urna romana in marmo con la scritta latina che ricordava le reliquie di Santa Cristina. Accanto alle ossa furono trovati anche una moneta d’argento del X secolo, testimonianza del lungo culto legato alla santa.
Le ricerche confermarono che qui esisteva una tomba venerata già dal V secolo. Si ritiene che nell’XI secolo, forse grazie a Matilde di Canossa, il luogo sia stato monumentalizzato con la costruzione della basilica ipogea, la sistemazione delle reliquie e la successiva edificazione della grande chiesa romanica soprastante, eretta probabilmente sull’antico Tempio di Apollo.
L’attuale assetto della grotta risale ai restauri post 1880, che modificarono la disposizione originaria e spostarono il tabernacolo in maiolica di Benedetto Buglioni, un tempo collocato qui. La sua celebre statua in terracotta raffigurante Santa Cristina giacente, con la freccia e la macina del martirio tra le mani, oggi si trova nella basilica ipogea, dove la santa appare serena nel sonno eterno.
Scendendo le scale si raggiunge il sarcofago medievale e l’ingresso della necropoli paleocristiana, una delle testimonianze più importanti della Tuscia, riaperta al pubblico nel 1988.
La catacomba, nata nel IV secolo lungo l’antica via Cassia, conserva loculi irregolari appartenenti a famiglie di diversa estrazione e simboli cristiani incisi o dipinti. In uno di questi è ancora visibile un volto femminile del IV secolo, forse una giovane di alto rango, accanto a un’iscrizione datata 406. La parte sinistra della necropoli è la più ricca di sepolture, perché vicina alla tomba della martire. In un loculo della parte destra si trova invece inciso il nome CRESTINA, segno di quanto fosse diffuso tra i cristiani di Bolsena l’uso del nome ispirato alla santa.
Con il tempo, la necropoli cadde nell’oblio, fino alla sua riscoperta nell’Ottocento. Oggi la Grotta e la catacomba formano un unico complesso sacro, dove storia, fede e pietra si fondono in un racconto che attraversa i secoli.







