Santuario Santa Maria del Giglio
Il Santuario di Santa Maria del Giglio, costruito
nel XVI sec. su un’antica edicola mariana, è
uno dei luoghi di culto più amati di Bolsena.

Oggi il Santuario di Santa Maria del Giglio è chiuso al culto, ma
nel 2023 il delegato dal Fondo edifici di culto del Ministero
dell’interno e il Comune di Bolsena hanno siglato l’accordo per
la messa in sicurezza, restauro e risanamento conservativo.
Le prime notizie sul culto della Vergine in questo luogo risalgono al secolo XVI, dove già sorgeva un’edicola a lei dedicata. Si trattava di una semplice edicola, con l’affresco della Madonna in trono con il Bambino sulle ginocchia e un giglio in mano. Per esigenze di culto la chiesina campestre venne restaurata e ampliata. I Santesi delle Madonna ebbero l’incarico di vigilare sulla costruzione, gestendo le numerose offerte sia di privati sia da parte del Comune di Bolsena, che nel 1512 donò una corona d’argento eseguita dall’orafo Antonello di Piediluco, da apporre sull’immagine sacra.
Per fare in modo che la chiesa non rimanesse incustodita, si costruì un romitorio. Nel 1556 frate Francesco fece fondere una campana “pro sua devozione” per la madonna del Giglio. Negli anni aumentavano sempre di più sia il numero dei fedeli, sia le manifestazioni di culto verso l’immagine considerata fortemente taumaturga. Il Comune di Bolsena stanziava denaro per la fabbrica della madonna del Giglio, i cui lavori, su disegno probabilmente del Vignola, si protrassero fino alla fine del XVI secolo. Successivamente, ampliato il dormitorio la cura fu affidata a membri di alcuni ordini religiosi, e nel 1604 il Comune concesse la custodia del Giglio ai Frati Minori, tanto più che alcuni confratelli erano già presenti nel convento dell’Isola Bisentina, impegnandosi però a costruire l’annesso convento.
Ai primi decenni del XVII secolo risalgono i confessionali scolpiti ad opera dello scultore francescano Vincenzo da Bassiano.
Solo dopo l’interessamento del bolsenese P. Bartolomeo Rubini (Ministro e Definitore Provinciale, nonché Vescovo suffraganeo di Anagni) si ebbe la sistemazione definitiva della Chiesa. Coadiuvato da P. Lorenzo Cozza, Generale dell’Ordine Monoritico e poi Cardinale, il santuario si arricchì di quattro magnifici altari con paliotti di scagliola ad intarsio; del soffitto dipinto ad opera del francescano Giorgio Firmano, raffigurante la gloria della Vergine, dell’organo restaurato e fecero rivestire l’altare maggiore di marmi variopinti e preziosi bassorilievi, con statue e colonnine di alabastro. Lungo la navata unica si possono ancora ammirare tavole settecentesche.
Di pregio l’immagine della Madonna che dà il nome alla chiesa, che sostituì, fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, l’affresco della Vergine ormai deteriorato. Fu fatta quindi riprodurre la famosissima Madonna, detta di San Luca, con l’aggiunta del simbolico giglio tra le mani.







